Sensorialità, musicalità e psicoterapia in una prospettiva psicoanalitica

Adolfo Pazzagli

Abstract


Durante l’in-fanzia il “verbale” ed il “non verbale” sono uniti. Quando poi il bambino comincia a comprendere i significati semantici delle parole, l’area dell’esperienza vissuta e quella del linguaggio si differenziano. La coloritura emotiva e la relazione con la persona da cui la parola viene appresa è fondamentale secondo alcuni per stabilire il legame fra cosa e parola. Invece, secondo altri, il linguaggio apre uno spazio fra l’esperienza interpersonale vissuta e quella rappresentata, attuandosi così una frattura radicale fra aree verbali e non verbali. Queste differenti impostazioni hanno conseguenze importanti nella valorizzazione degli aspetti mutativi e terapeutici nell’esperienza psicoanalitica. Si può porre l’accento sul contenuto degli interventi dell’analista, o viceversa sottolinearne gli aspetti esperienziali globali mantenendo separate due aree che sono viceversa coesistenti vedendo come ineludibile una componente ricca di significati affettivi diretti anche nella tonalità degli interventi dell’analista. Il “focus” dell’interesse della psicoanalisi negli ultimi decenni si è quindi assai ampliato, da un’attenzione quasi esclusiva al tema dell’ “Interpretazione” ad aspetti che possono essere chiamati di “ricezione estetica” nel paziente e nell’analista, essendo interpretazione e ricezione “estetica” intrinsecamente connesse. Questa complessa tematica viene illustrata e discussa.


Parole chiave


Linguaggio; Interpretazione;Esperienza psicoanalitica; Ricezione estetica

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DOI: 10.6092/issn.2038-6184/6897

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