Francis Bacon: la brutalità del reale. La Figura e l’Altro

Guido Mannucci

Abstract


Trovarsi di fronte a un'opera di Francis Bacon è profondamente toccante. Si parla di estetica, di sensazione: flusso risonante che forte colpisce aggirando ogni possibile ricerca di significati. Francis Bacon raggira il figurativo puntando al figurale: sentire, non dire. La Bellezza, nelle sue opere, si dà nel pacifico connubio tra il positivo e il suo altro-di-sé; se il negativo non fosse, le tele del pittore irlandese non trasuderebbero brutale realtà. Nell'intervento si tenta di indagare la Figura baconiana e lo spettatore - l'Altro -  nel suo rapportarsi all'opera. La Figura verrà analizzata con un approccio prettamente fenomenologico con riferimenti che spaziano da Merleau-Ponty a Martin Heidegger; l'incontro-scontro tra lo spettatore e l'opera, invece, sarà esaminato prendendo spunto dalla tesi winnicottiana riguardante il rapporto di Bacon con gli specchi in età infantile. Nel tentativo di distanziarsi dall'approccio prevalentemente psicanalitico di Winnicott, si cercherà di approfondìre il rapporto spettatore-opera in un'ottica più "antropologica".

Parole chiave


Francis Bacon; Merleau-Ponty; Martin Heidegger; Corpo; Altro

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DOI: 10.6092/issn.2038-6184/4221

Copyright (c) 2014 Guido Mannucci

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