Arte e personalità (1929)

Hanns Sachs

Abstract


Nel saggio che segue Sachs affronta e tenta di risolvere uno dei più difficili problemi della psicoanalisi dell’arte. Come sia cioè possibile interpretare, con gli strumenti freudiani, elaborati e sperimentati sulla base di un’equazione arte-personalità, o almeno sull’ipotesi che fa dell’opera l’espressione della personalità dell’autore, una serie di prodotti artistici in cui l’apporto individuale pare minimo se non proprio inesistente – e Sachs, molto opportunamente, fa riferimento, oltre che ai mosaici ravennati, da cui il saggio pare ispirato, a certe forme dell’epica, all’arte dei primitivi ecc. È evidente infatti che per tali opere il quadro interpretativo classico, quello fissato dal Poeta e la fantasia per esempio, e bloccato sul momento cruciale del sogno ad occhi aperti, risulta del tutto insufficiente. Nei mosaici ravennati non si ha alcuna (apparente) soddisfazione di desiderio né l’espressione di una personalità, che anzi di essa gli artisti cancellano ogni traccia e indizio, insieme alla cifra del loro nome.

La risposta di Sachs, come si vedrà, consiste nell’integrare l’originaria impostazione freudiana con altri elementi, desunti quasi unicamente dalle opere più recenti dello stesso Freud, in particolare da Psicologia delle masse, nonché dal Motto di spirito, e finisce quindi per restaurare il quadro classico, pur dilatandolo al massimo: l’intenzione dell’artista “impersonale” si rivela quella di instaurare una pace durevole con il Super-io, anche nella sua opera si attua una soddisfazione di desiderio in rapporto a pulsioni connesse

 


Parole chiave


arte; psicoanalisi; personalità; Freud; Super-io.

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DOI: 10.6092/issn.2038-6184/2477

Copyright (c) 2012 Hanns Sachs

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