Alfred Kubin: un sognatore a vita

Simona Argentieri

Abstract


Il saggio considera l’opera grafica e narrativa di Alfred Kubin (1877-1959), artista boemo ai margini del movimento espressionista, che con i suoi scritti fantastici e i suoi disegni onirici ha suscitato infiniti spunti di interpretazione psicologica. Secondo l’autrice, la qualità e l’originalità delle creazioni di Kubin non si può però cercare nella decifrazione simbolica dei contenuti, considerandoli a priori spie di materiali psichici profondi sgorgati dall’inconscio. Più interessante semmai tentare di far ordine tra i diversi livelli di intenzionalità e di coscienza che si intrecciano nelle sue creazioni. Freud e Kubin sono contemporanei; vivono entrambi nel cuore della mitteleuropa, parlano la stessa lingua, respirano lo stesso fervido clima culturale, ma si sono reciprocamente ignorati. Le loro differenze sono irriducibili fin dal piano teorico, poiché per Freud il sogno è solo la via -sia pure regia- per scrutare l’inconscio, ma è in sé materia bruta, ipoevoluta. Per Kubin invece è un fenomeno ipervalutato, un principio creativo autonomo e superiore, quasi metafisico. E’ invece profondamente aderente al più moderno spirito psicoanalitico il metodo secondo il quale Kubin dice come vorrebbe essere guardato: “Il vero fruitore, così come io lo desidero, dovrà guardare i miei fogli non solo apprezzandoli e criticandoli, ma come animato da sensazioni segrete, dovrebbe rivolgere la sua attenzione anche alla ricchissima camera oscura della propria coscienza onirica.” Cioè, detto nei nostri più attuali termini psicoanalitici, lo “spazio transizionale” dell’opera è abitato da artista e fruitore, che vi attribuiscono significati potenzialmente infiniti, più o meno condivisi, ma che comunque nell’incontro con l’altro acquistano senso attivando circuiti sinestetici affettivi e cognitivi.

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DOI: 10.6092/issn.2038-6184/2050

Copyright (c) 2010 Simona Argentieri

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